Riciclo parole, riciclo pensieri, riciclo la mia faccia
riciclo un’immagine di te fra le mie braccia…
Amo te, perché non riesco ad amare me stessa.
Nei sogni della notte i cattivi chiedono perdono e i buoni uccidono.
Ma dietro gli occhi chiusi, ognuno mantiene il proprio segreto.
Perciò non sapremo mai cosa sognava il Nonno Stregone quella notte,
quando all’alba il suo naso si svegliò.
La prima cosa, infatti, che il nonno faceva ogni mattina, non era aprire gli occhi ma annusare.
Era quella la prova di aver passato un’altra notte e di essere ancora momentaneamente vivo.
Aprendo gli occhi avrebbe infatti visto il buio e le ombre della sua stanza. E avrebbe potuto trovarsi ancora in qualche onirico inganno o oscuro mondo parallelo.
Ma annusando non poteva sbagliare.
Se avesse sentito l’odore di zolfo e alcol per accendere il grill, quello poteva essere l’inferno. Odore di pane e mosto, il paradiso. Sul purgatorio non aveva le idee chiare, ma pensava odorasse di semolino. A volte il Nonno Stregone temeva di svegliarsi negli odori di una vita passata. Ad esempio, un rude aroma di coperta militare e insalata di piedi lo avrebbe riportato in caserma. Matita e gesso di lavagna, era di nuovo bambino sul banco di scuola. Nebbia e lana di passamontagna, in bici verso il lavoro. Inchiostro e piombo, la tipografia.
Ma se avesse sentito odore di lavanda e peperonata,
allora al suo fianco, nel letto, ci sarebbe stata la Jole.
Perchè la Jole, compagna della sua vita per lunghi anni, emanava quell’odore fascinoso e meticcio: i suoi capelli prima biondi e poi bianchi avevano un buon odore di shampoo, ma cinquant’anni di aerosol alla peperonata in cucina li avevano permeati, e non c’era lavaggio che potesse scindere questo connubio
Quella storiella che “Non sono disordinata, sono diversamente ordinata. Io nel mio disordine ritrovo sempre tutto”. Cazzate. Tutte cazzate. Una volta ho perso addirittura me stessa… e non mi sono ancora ritrovata.
Cuore anoressico.
E’ la vita che va, è la vita che va, è la morte che viene
è la consolazione del morire insieme
e riciclo parole, riciclo pensieri, riciclo la mia faccia
riciclo un’immagine di te fra le mie braccia e canto
Nanana nanana nanana nanana nana, nanana nana, sotto la doccia
E ripenso alle due o tre cose che mi fanno davvero
annegarti negli occhi, rubarti il respiro…
Erotismo puro.
Poesie d’amore dentro al freezer da scongelare.